P_0026_D: UNA CASA PER 2 TARTARUGHE | HOUSE FOR 2 TURTLES | ELOGIO ALLA LENTEZZA. RACCONTO POSTUMO DI UNA CONVALESCENZA DOPO UN’ESPERIENZA DI COVID (scritto in 3 tempi molto dilatati) | VII_MMXXI

La casa per 2 tartarughe collocata nel prato di proprietà, a ridosso del muro di confine con la Chiesa di Santa Margherita a Busignetto di Verolengo (foto D.L., aprile 2021).

 

“E venne il giorno in cui il rischio di rimanere stretti in un bocciolo era più doloroso del rischio di sbocciare” (Anais Nin)

 

23/04/2021, Busignetto di Verolengo (TO)

Prodromo.

Mi sono ammalato di Covid il 10 marzo 2021. Il 23 marzo sono stato ricoverato nell’ospedale di Borgosesia in provincia di Vercelli, con diagnosi di “Polmonite Interstiziale bilaterale da Sars-CoV2 insufficienza respiratoria acuta”. Il 24 marzo la mia situazione peggiora repentinamente e vengo trasferito nel Reparto Covid ad alta intensità di cure, dello stesso Ospedale. Ricordo il dottore che, confortandomi, mi invitava caldamente ad accettare la proposta di mettere il casco. Io accettai. E così mi hanno posizionano intorno alla testa il dispositivo di ventilazione non invasiva CNAP (casco), che ho mantenuto fino al giorno 30 marzo. Tra i ricordi di quei momenti, quello più piacevole è l’effetto determinato dalla somministrazione della morfina e il lento precipitare del corpo e della testa all’indietro, all’infinito verso il vuoto, senza mai sbattere sul fondo. Dal giorno 31 marzo la mia situazione migliora, anche se dovrò restare sotto ossigeno con mascherine e cannule nasali fino al giorno 17 aprile. Un’infermiera del reparto mi disse poi, in modo abbastanza diretto, che chi si è opposto al posizionamento del dispositivo di ventilazione CNAP, non ha vissuto. Ricordo, in quei giorni, che come conseguenza al racconto dell’infermiera, ho pianto: si piange quando si rinasce. Si piange quando si ritorna alla vita. Nel pomeriggio della domenica del giorno 18 aprile, dopo 27 giorni di ricovero, vengo dimesso dall’ospedale e trasferito per la convalescenza presso i miei genitori a Busignetto di Verolengo in provincia di Torino.

Esiti.

Quanto mi è accaduto, ha profondamente segnato nella mia vita la necessità di un cambiamento. La vita è breve, bisogna viverla al meglio e non privarsi di nulla. Lavorare poco e fare solo cose piacevoli. Chissà se manterrò questo proposito. E’ un momento di cambiamenti e di svolte difficili, su vari fronti.

In questi giorni di convalescenza, passati qui, ho riscoperto il rintocco delle campane, che mi accompagnava da bambino e quando vivevo ancora con i miei genitori. Esse suonavano e suonano ogni ora, con un numero di suoni pari all’ora che deve trascorrere. Danno un rintocco anche ogni mezzora. Anche nella notte. È un continuo addormentarsi e risvegliarsi, anche perché la Chiesa è molto vicina alla mia camera, e il suono si sente esplosivo.

Il ritorno dai miei, è segnato dall’avanzare della primavera e dal risveglio delle tartarughe (una di esse è Varicella (che appartiene a Benedetta ed è un bellissimo esemplare di tartaruga di terra Testudo Hermanni Ssp. Hermanni, con però un carapace caratterizzato da piramidalizzazione degli scuti). Le tartarughe sono animali che amo. Mi piace la loro lentezza. Mi piace il loro letargo che dura molti mesi; mi piace l’irrequietezza che percepiscono quando stanno per accadere temporali o sta’ per piovere. Quando hanno fame mangiano le foglioline di rucola del prato, seminata per loro. Mi piace il loro assopirsi alla sera, una accanto all’altra, sotto il fieno, nel tepore della serra calda e attendere il freddo della notte. Mi piace vederle muovere quando i primi raggi di sole raggiungono la serra e le destano dal sonno. Il loro sangue da freddo diventa caldo. Mi piace perché vivono a lungo (anche più di 100 anni). La lentezza contraddistingue il loro tempo. Varicella ha 7 anni di età e dimensioni di circa 21 cm x 15 cm; l’altro esemplare è più grande (dimensioni di circa 25 cm x 17 cm) e oltre 30 anni di età.

Racconto del progetto.

Ho pensato che sarebbe stato bello pensare ad un progetto per una loro casa: la casa estiva delle tartarughe. Proprio, posata lì nel prato accanto alla serra-baracca costruita con onduline di plastica di recupero, a ridosso del muro di confine che separa la proprietà dei miei, con quella della Chiesa di Santa Margherita.

La casa per 2 tartarughe si articola in pianta con una forma corrispondente ad una porzione di corona circolare (porzione di anello) di superficie pari a 0,42 mq. La base della pianta è a circa 20 cm dal suolo. Sul fondo della porzione di anello sono presenti 5 fori per permettere l’allontanamento delle deiezioni dei rettili che vi soggiornano. Il fondo della base può essere riempito con del fieno: quando la temperatura esterna supera i 30° le tartarughe si rifugiano nel fieno, in quanto quest’ultimo rappresenta un ottimo materiale che isola dal caldo e dal calore, garantendo una condizione corporea più fresca. Per raggiungere l’ingresso posizionato al centro della porzione del raggio dell’anello, le tartarughe devono percorrere una lunghissima rampa (circa 2,30 m) dalla dolce pendenza (6°). L’ingresso è sormontato da un tettuccio sporgente a 2 falde. Sui lati della pianta si elevano verso l’alto i tamponamenti verticali, costituiti da assette di legno di spessore 2 cm. Questi ultimi rastremandosi verso il suolo, sorreggono la base della porzione di anello, sollevando la stessa da terra. Tanti pedini, quanti sono le assette di legno dei tamponamenti, lungo i lati curvi della pianta slanciano e danno accenno di verticalità alla forma della casa. Alcune assette delle facciate laterali, salendo verso l’alto, proseguono oltre la falda del tetto, altre si interrompono sotto lo spiovente dello stesso. Il tetto è a 2 falde con pendenza spiccata. Le superfici delle assette di legno sono carbonizzate con una fiamma al fine di rendere il legno più resistente agli agenti atmosferici. La carbonizzazione delle assette di legno determina sulla superficie delle stesse la colorazione nera-opaca che costituisce ricettore di raggi solari. I raggi solari catturati dalle superfici nere-opache riscaldano l’ambiente garantendo all’interno dello spazio una temperatura ottimale per il soggiorno dei rettili. In corrispondenza del colmo del tetto, in modo alternato, gli assi di legno si elevano descrivendo sulla sommità una cresta. Sul retro della piccola Architettura si trova, verso l’alto, al di sotto dello spiovente del tetto, una finestrella dalla forma romboidale.

L’intera composizione attinge al mio immaginario e al mio vissuto: il “bestiario famigliare” che mi ha accompagnato fin da bambino. La casa per 2 tartarughe è un’Architettura che evoca forme primitive: un’animale preistorico, con una lunga lingua e affilati artigli – per ancorarsi al suolo -,  uno scrigno scuro, dalla schiena con aculei irregolari e smussati, che proietta lunghe ombre. Ombre che richiamano le Architetture e installazioni di John Quentin Hejduk. Un oggetto dalla raffinata povertà e semplice rusticità. 

 

21/06/2021, Livorno Ferraris (VC)

Solstizio d’Estate.

Sono passati 2 mesi, da quando scrissi la prima parte di questo testo. Da quel tempo, quante cose sono avvenute. Il cambiamento che tanto agognavo sta lentamente avvenendo: venerdì 18 giugno ho finalmente ottenuto l’Atto che approva la mia richiesta di part time a 18 ore, per il lavoro presso il Comune. Una liberazione. Avrò modo di occuparmi delle mie passioni e delle cose che amo. Mi sono anche comprato una moto: non c’è nulla di più appagante che sentire sulla faccia l’aria fresca del mattino e gli odori della campagna e delle risaie. Anche il caldo, sollevato dall’asfalto rovente in questi giorni di giugno, ha il suo fascino; anche i moscerini e le zanzare appiccicate sulla visiera del casco, mi appaiono segni positivi.  Il tutto, associato al rumore greve del bicilindrico, e agli stacchi secchi delle marce del cambio, si rivelano indicatori di una libertà ritrovata. Una resurrezione.

 

21/07/2021, Livorno Ferraris (VC)

Vieste.

E’ passato quasi un mese dal Soltizio d’Estate. Dopo più di 2 anni sono tornato, nelle prime settimane di luglio, a fare le vacanze al mare. Qui è ventilato e si respira, ma quando fa troppo caldo mi manca l’aria. Mia figlia disegna su un foglio a quadretti di block notes l’”Assalto al Trabucco”, raccontandomi la storia che immagina. Il solletico al torace non mi abbandona e neppure i colpi di tosse secca: residuo del Covid, che ha ridotto la capacità respiratoria dei miei polmoni. Al ritorno dalle vacanze, i miei luoghi mi accolgono con un caldo devastante (nonostante il passaggio, avvenuto a metà luglio della perturbazione fredda proveniente dalla Germania). Il 20 luglio sono tornato al lavoro in Comune con la nuova formula del part-time. Vedremo cosa mi accadrà. Ho timore, paura e ansia, perché non ho più fiducia in chi vuole affibiarti la “Responsabilità” (soprattutto quando quest’ultima, tu non la vuoi: il “Responsabile” nella Pubblica Amministrazione è chi ha sempre colpa; il “Responsabile” non ha qualità. Il “Responsabile” è sempre tra 2 fuochi: da una parte l’utente e dall’altra il Dirigente, che gira la frittata come fa comodo all’Amministrazione).

Vorrei essere una tartaruga e nascondermi – in queste calde giornate di fine luglio -, sotto 1 metro fieno.