P_0015_D: Completamento di un angolo di montagna crollato | X_MMXVII

Struttura scenica di completamento di un’angolo di montagna crollato a Mollar Michele (Viù)

 

Completamento – per mezzo di un Architettura gotica [spiccatamente in elevazione e costituita da telai e portali] di un angolo – con lati non ortogonali – rimasto vuoto, dopo un crollo – al kilometro 0,9 della SP n. 197 del Col del Lys [Mollar Michele – Viu’].

Un recinto di pietre, dove, una volta, dei muri racchiudevano delle stanze abitate. In cima alla strada che sale, il fronte – con timpano – della facciata, color blu carta da zucchero, della chiesa di San Rocco. Davanti al recinto di pietre crollate, delle baracche in lamiera, costipate di legno da ardere: scorte da bruciare nella stufa per il lungo e freddo inverno. L’architettura verticale – racchiusa tra le sequenze dei telai e dei portali – rappresenta una porta simbolica di ingresso al villaggio. Monumento di ferro arrugginito, scuro, sporco e vuoto al suo interno. “Nuovo – Benal [fienile]” – senza alcuna funzione o adatto a tutte le funzioni. Un taglio nell’architettura, percorre diagonalmente il lotto, permettendo all’osservatore il traguardo della vista – oltre, al di là dell’Architettura – verso il cancelletto in legno e verso il muro bianco calce traforato, che si affacciano sul ballatoio del piano primo della casa disabitata fianco-stante.

Ad ottobre le foglie degli alberi della montagna diventano giallo-dorate. Il colore giallo-dorato delle foglie degli alberi della montagna è molto più brillante e cangiante alla luce del colore delle foglie degli alberi della pianura. Ad ottobre, tutte le strade della mezza-montagna sono attraversate dalle vacche che trans-umano dagli alpeggi dell’alta montagna ai pascoli ed alle stalle della pianura. La festa della transumanza, per chi abita la montagna, è un rito dalle origini arcaiche: “le vacche, San Bernardo le prende e San Michele le rende”. Collage dedicato a chi abita la montagna e la mezza montagna: dedicato a quelli, come me, che la abitano solo un po’, perché non possono abitarla sempre.