
Manquette, luglio 1996 (foto DL)
Progetto, mai realizzato, di allestimento della Scenografia per la rappresentazione del dramma teatrale “La Serra” (1980) di Harold Pinter, (commissionato da una compagnia teatrale amatoriale).
Il Progetto della Scena si articola attraverso i seguenti 3 elementi.
3 (TRE) QUINTE in cartone a strati ondulati (spessore da 10 cm e 15 cm), inclinate di circa 7°, rispetto al pavimento del palcoscenico. Le quinte, caratterizzate da prospetti irregolari e da diverse quote di imposta delle altezze, si rincorrono e sembrano “infilate” come tante “schegge”sul pavimento del palcoscenico; sembrano anche lanciarsi e cadere verso la platea del pubblico. La loro inclinazione suggerisce il carattere di precarietà, alludendo ad una instabilità generale e ad 1 situazione generale, ad 1 situazione di “provocatorio collasso”. Le quinte sono, anche, forate da 3 aperture: 2 brecce, passanti (porte), nelle pareti ai lati, permettono agli attori di entrare nella scena; 1 breccia, a forma di finestra, nella parete frontale, permette la proiezione di immagini – “i ricordi” -, sul telo posto dietro alla stessa, all’inizio del 1° atto. Le strombature degli sguinci, praticati nella aperture, investite da getti di luce determinano oscure ed inquietanti ombre nello spazio della scena. Porte e finestre alludono a 1 luogo, quello del soggiorno e dello studio – un frammento – inglobato in una grossa macchina – il manicomio – l’ospedale psichiatrico con le stanze, le celle, i cancelli, le serrature – ancora più terribile ed oppressivo, di cui se ne intravede il fondale (la rete).
1 (UNA) RAMPA divide asimmetricamente il fondale. Realizzata con assi di legno unisce il piano della scena ad un “piano superiore”, posto a circa 80 cm. Su di esso si trova una sedia rappresentante “la stanza insonorizzata” – la stanza degli esperimenti -, nella quale verrà “annullato” Lamb. La rampa allude anche ad una “virtuale” separazione, non facilmente intuibile, tra lo spazio del “soggiorno” e quello dello “studio”. – soggiorno – e – studio – vivono nello stesso spazio ed interagiscono mutuamente: “ la rampa” è la poltrona, il divano, la sedia a seconda della necessità. La separazione dei luoghi è avviene grazie a fasci di luce che illumineranno punti diversi delle “quinte” e della “rampa”.
I 2 “leggii” posti fuori dalla scena, posati in platea, sono i “simulacri dei dogmi”: Mss. Cutts e Mr. Gibbs nella “virtuale stanza 1 A”, celebrano l’interrogatorio all’innocente ed ingenuo Lamb.
1 (UNA) RETE, in lega metallica (zinco), legata ed ancorata con 1 fune, ai lati del palcoscenico, emerge da dietro “le quinte” in cartone, sovrastando il fondale. Il suo prospetto inclinato, si contrappone a quello delle quinte.
“Quinte” e “rete”, scorrono mutuamente, “scivolando” dentro al pavimento. Solo il piano a + 80 cm, la sedia, la stanza degli esperimenti e delle verità “indotte”, conservano il loro equilibrio. L’immagine della scena evoca gli ultimi resti di 1 castello maledetto che 1 voragine gigantesca ha dimenticato di inghiottire.
La “rete” è anche una “sorta” di “recinto – prigione, marcante la misura dell’isolamento oppressivo dei pazienti (il 6457, il 6459, il 5244) e marcante il “controllo” e “l’abuso”, che i carcerieri esercitano sui pazienti. Dietro alla breccia della “quinta” fondale, definente una finestra, tolto il telo sul quale venivano proiettate le “immagini dei ricordi” – all’inizio del 1° atto -, non resta che la “rete”.
“ I delegati”, gli incaricati, …” ed “i pazienti” sono tutti prigionieri della stessa “rete”. La rete è la “sorte”, l’ipotetica forza misteriosa e sovraumana che si immagina presiedere agli avvenimenti umani e regolarne il loro svolgimento.”
- Manquette, luglio 1996 (foto DL)
- Manquette, luglio 1996 (foto DL)
- Manquette, luglio 1996 (foto DL)
- Manquette, luglio 1996 (foto DL)
- Manquette, luglio 1996 (foto DL)
- Manquette, luglio 1996 (foto DL)
- Manquette, luglio 1996 (foto DL)






