P_0023_D: RICOSTRUZIONE DELLA CASERMA DELLA GUARDIA ALLA FRONTIERA DEL LAGO NERO | XII_MMXIX

Ricostruzione della Caserma della Guardia alla Frontiera del Lago Nero, 2007 mt s.l.m. (Usseglio, TO)

Il Lago Nero è un laghetto di montagna dalle acque blu profondissime incastonato tra montagne scure e ripide e circondato da prati con l’erba verdissima. Si sale al Lago Nero dal sentiero che parte da  Malciaussia e che lambisce l’ex Caserma della Guardia alla Frontiera. La Guardia alla Frontiera è stato un Corpo Militare del Regio Esercito, istituito nel 1937 con il compito di difendere le frontiere dell’Italia. Le Caserme della Guardia alla Frontiera furono progressivamente smantellate a partire dalla fine degli anni ‘70. La Caserma della Guardia alla Frontiera di Malciaussia rappresentava un presidio per contrastare i contrabbandieri provenienti confine occidentale francese, da lì distante pochi chilometri.

La salita al Lago Nero – facile da praticarsi per i più – è metà di escursionisti e di chi ama la montagna. La sua sponda, quella lungo il versante nord – attorno all’imbocco del sentiero -, nelle domeniche d’estate, si popola di turisti che prendono il sole e fanno i picnic. Io – ho visto a fine giugno -, anche gente che faceva il bagno: non erano italiani, ma stranieri dell’est – Europa.

Oltre il sentiero, dietro ad un rilievo dall’ingombro planimetrico ellittico si trova il rudere di una casa in pietra, dall’ingombro al suolo lungo e stretto. Il rudere – probabilmente una baita dei pastori – presenta la partizione in 3 ambienti separati da possenti setti di pietra, uno dei quali, quello più grande, costituiva la stalla per le vacche; il rudere è ad un solo piano e presenta un tetto ad unica falda, pendente verso il lago. Il prospetto verso il lago è segnato da finestre dalle dimensioni variabili ed irregolari; tutte le aperture mostrano sulla parte superiore delle architravi in cemento; il cemento ben si alterna con le pareti in pietra della costruzione. La facciata della baita opposta al lago, quella ricavata verso il rilievo dalla forma ellittica, non presenta aperture. Essa è cieca e “atonica”. A nord il sole non c’è mai; inoltre, d’inverno, la neve – qui -, diventa alta e coprirebbe le finestre.

Il mio progetto rappresenta la ricostruzione vero – simile della ex Caserma della Guardia alla Frontiera, sui ruderi di questa baita.

La ricostruzione è un Architettura della Montagna: un’Architettura di pietra, con facciate e tetto di pietra ad unica falda, così com’era la baita e la stalla dei pastori di una volta. “L’Addizione discreta” – a 3 piani oltre al tetto – è segnata da fasce di cemento in corrispondenza dei solai. Il raccordo tra quello che resta della baita e la nuova “Addizione” è risolta con gabbie strutturali di cemento a vista (il calcestruzzo armato faccia vista, è molto usato in queste montagne per curare le ferite, tra una pietra e l’altra).  Aperture irregolari sormontate da architravi in cemento bucano arbitrariamente “l’Aggiunta”. Unico vezzo dell’Architettura è rappresentato da 3 balconi vistosi che sporgono dalla facciata. La struttura dei balconi, realizzata in legno di frassino bruciato, è aggrappata alla facciata e presenta una puntellatura inclinata (rappresentata da 2 puntoni  per ciascun orizzontamento) in grado di sopportare lo sbalzo pronunciato dei piani calpestabili. Un evidente camino – a 3 ra-stremature lungo la sua sezione verticale – interrompe bruscamente lo skyline del prospetto della costruzione vero-simile, sull’orizzonte del Masiccio del Monte Lera, a nord-ovest. Sul camino è posata un’enorme pietra: per alcuni costruttori di questa Valle (quelli più vecchi, che adesso hanno più di 80 anni) era consuetudine collocare un masso sui camini delle case che costruivano, perché credevano che proteggesse chi la abitasse dalle streghe (le “Masche” dai nomi Marfisia, Sarmassa, Larma, Cimalera, Porsen-a, Piotina, e Mitilina), che da lì, quando il cielo della notte era scuro e senza luna, potevano addentrarsi scendendo nella canna fumaria.

Questa Architettura di Pietra e della Montagna ovvero “Ricostruzione della Caserma della Guardia alla Frontiera” rappresenta la narrazione [che percorre tempi lontani e meno lontani, racconti veri altri vero-simili] interiore e personale di una gita domenicale, fatta il 30 giugno 2019 con degli amici – e le loro famiglie -, al Lago Nero, poco lontano dalla linea di confine con la Francia, nel territorio sopra ad Usseglio.