P_0007_C: Micro-architettura xxs (poetica) | XI_MMIX – IX_MMXIII

Sbalzo del balcone sul cortile; foto di DL e raddrizzamento di Beniamino Servino del 01/01/2014

Dove è.

Uno dei 4 angoli di un quadrivio di strade dis-assate, in un isolato posto ai limiti del Centro Storico di Livorno Ferraris, in provincia di Vercelli, un paese prevalentemente agricolo e, per più della metà, lambito dalle risaie.

Che cosa era, che cosa è adesso.

Prima. Un basso fabbricato ad 1 piano, adibito a garage e ripostiglio; una volta, ospitava una legnaia ed ancora prima un porcile. All’angolo della facciata, su strada, un quadrato di colore rosso ricorda la traccia di una vecchia finestra, che una volta – 70 anni fa – si affacciava su una strada di terra, che conduceva nei campi e nelle risaie, poco lontane.

Dopo. Al di sopra del garage è stata posato un fascione marcapiano in cemento armato, e, sopra ancora, una stanza. Una “micro” sopraelevazione che serve per ospitare i miei libri e riviste di architettura: una piccola biblioteca privata e studio. “Un bunker sopraelevato”, a quota + 3,40 metri, dal piano strada.

Il fuori, i dettagli e la ruggine.

La sopra-elevazione della torretta è realizzata con mattoni scuri dal sapore anglosassone, colore testa di moro, finiti a sabbia e posati a punta e fascia. Ogni tanto qualche mattone esce fuori. Ogni tanto qualche mattone cade lasciando un buco da cui si intravede il cielo! Ricordo e citazione delle piccionaie dei cascinali della pianura piemontese, ma anche dei primi essicatoi naturali per asciugare il riso raccolto.

Il prospetto verso il cortile, nord, è caratterizzato da un balcone sporgente, nascosto da una gabbia di ferro traforata con delle lame, da una scaletta a chiocciola e da una veletta in korten che chiude il tetto. Il balcone è un estensione della fascia marcapiano in cemento, che circonda il perimetro del fabbricato. Quando è stato fatto il getto del calcestruzzo, sono stati inchiodati, sulla parte interna dei casseri di legno, le sagome – in compensato di legno – delle impronte delle mie scarpe “Camper” ed una data: il “2009”. Quando sono stati rimossi i casseri, guardando, l’intradosso del balcone, sono comparse le tracce di una camminata al rovescio, … come se qualcuno avesse calpestato a testa in giù, sul cemento fresco, l’intradosso del balcone. Guardare all’insù, da sotto il balcone, è divertente e mette di buon umore!

La gabbia-ringhiera del balcone è fatta di profili e piattine di ferro grezzo di larghezza 10 cm e di spessore 0,3 cm e 0,5 cm, saldati a 90°, rispetto al piano verticale, che escono, nel vuoto, in modo libero (30 cm, 25 cm, 20 cm e 15 cm): effetto estetico interessante! Un gioco infinito e mai uguale di ombre e di luce su una materia cruda e dura. Una scultura di ferro grezzo che aspetta le piogge per arrugginirsi e colorare di rosso le lose di pietra del cortile al di sotto. Per raggiungere il livello sopraelevato, si utilizza una scala elicoidale, progettata e realizzata in cemento armato prefabbricato, con stampi su misura. La ringhiera della scala è costituita da montanti in ferro di sezione circolare di diversa altezza (4 per ogni gradino); sul pianerottolo di sbarco, invece, i paletti sono di cemento e sono sormontati da lattine di coca-cola, sempre in cemento (sono state fatte con stampi di una lattina accartocciata). La “balaustra” del pilone centrale è realizzata, invece, con un tubo di ferro grezzo arrugginito, utilizzata per la realizzazione delle reti del gas-metano, dal diametro di 12 centimetri, sormontato da una palla di cemento.

Le tettoiette che coprono le finestre dei 4 lati sono in korten. I moduli delle tettoiette hanno 2 differenti inclinazioni. Nei prospetti delle facciate, esse, disegnano piani sfalsati in movimento: ogni tettoietta, si conclude con una forma geometrica diversa: vogliono ricordare, “le mantovane” delle comuni tende di tessuto.

Sul pilastro della porta carrabile, che conduce dalla strada al cortile, è posizionata una vasca con alette di ferro verniciato di nero: è bello e romantico sentire il rumore dello stillicidio dell’acqua che dalla discesa in rame cade sul fondo della vasca …

L’interno ed i tra-guardi.

L’interno è un po’ “lezioso e maschile”… La capsula del bagno, localizzata nell’angolo sud-est è staccata dal soffitto ed i muri che la contengono sono leggermente ruotati, rispetto ai muri perimetrali: essa è rivestita … sotto (pavimento) … sopra (soffitto) … sulle pareti (interne ed esterne) e sulla porta da tesserine di vetro rosse, sigillate da stucco color antracite. Una lingua di piastrelline rosse esce fuori dal bagno ed entra nel palchetto di rovere sbiancato della stanza. Entrando dal balcone, nell’ingresso, l’andamento del pavimento di legno, posato secondo un determinato angolo, è interrotto da un tappeto di sassi di fiume, grigi e neri. Le forme delle 2 lingue a pavimento, non sono casuali: le direzioni, riprendono le inclinazioni di geometrie individuate dai muri e dalla posizione delle finestre perimetrali.

La stanza ha 3 finestre in legno: la 1°, quella ad est, è grande e permette allo sguardo di tra-guardare, fuori, il giardino ed il prato; è ripartita in 3 parti, secondo equilibri dettati dal disegno; la 2°, quella a sud – sulla strada – è lunga e poco alta: “un equilibrio esagerato tra l’altezza e la lunghezza”; la 3°, più piccolina, si affaccia sul cortile e serve per vedere chi suona al campanello dell’ingresso, sotto nel cortile. Nella capsula del bagno una finestrella quadrata inquadra perfettamente “l’enfilade” dei portici del centro del paese, posti a circa 100 metri. Il colore delle pareti interne sono il blu ed il giallo: 2 colori primari. Il soffitto è costituito da travi in legno lamellare, verniciate ad acqua di colore bianco: reggono il pacchetto del tetto, la cui perlinatura interna è anch’essa tinteggiata di bianco. Il soffitto è bucato da 2 pozzi di luce circolari, da cui, la luce, zenitalmente “piove” all’interno.

La storia della lanterna rossa ed altri racconti.

Nel suo interno, la leziosa micro-capsula a tesserine rosse del bagno, è illuminata da una lampada sempre accesa, che riflette una luce rossa. La luce rossa ed i muri interni rossi si scorgono dai portici del centro storico, lontano più di 100 metri: una presenza che rassicura, durante la notte. Effetto presidio, effetto “Kôban”. – Citazione. Lungo le strade di Tokyo, si trovano i “Kôban”: micro-architetture (6 m di lato), inserite nelle intersezioni stradali ed utilizzate come cabine della polizia e piccoli uffici pubblici. Punti di orientamento per “viaggiatori attenti” e “viandanti” che percorrono le strade –.

La gente del paese, mentre veniva realizzata “la nuova aggiunta”, osservava con interesse la nuova forma che veniva a definire “l’angolo della strada”, esprimendo strane valutazioni: uno passando ha chiesto se mi stavo costruendo una “prigione” (a Livorno Ferraris sono ancora conservati i bastioni delle vecchie prigioni risalenti al secolo XIV°: un vecchio fabbricato caratterizzato, oltre che dall’eleganza e semplicità della forma complessiva e dal casuale e divertente intreccio delle piccole aperture in facciata, anche, dalla fatiscenza “romantica” dei suoi mattoni rossi sbeccati e deteriorati); un’altro lo ha paragonato ad una torre preistorica con mattoni scuri e tende di ferro, sopra le finestre; un’altro ancora ha detto che il fabbricato è molto moderno, quasi “nipponico”!